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Sacramentalità del Matrimonio


La realtà della famiglia è un dono preziosissimo che il Signore ha dato e del quale, credo, non si finisca mai di approfondirne il valore e la ricchezza. Io vorrei tentare, nella mia esposizione, di farvi intuire, per lo meno, la bellezza che c'è dentro la realtà del matrimonio e del matrimonio come Sacramento. Allora vi accorgerete che, anche per gli sposati, è aperta una via di contemplazione. Noi siamo abituati a sentir parlare di contemplazione solo quando si parla dei grandi mistici, non so se qualcuno di voi ha confidenza con S. Teresa d'Avila, con S. Giovanni della Croce ed altri grandi mistici; uomini che hanno raggiunto un'intima unione con Dio, così profonda da sentirsi quasi trasfigurati in Dio.

E sembra invece che agli sposati siano riservate le briciole della spiritualità. Devono vivere sempre con i piedi per terra, loro hanno sempre a che fare con il corpo, e quindi sembra che non siano chiamati a volare, a contemplare, a mettere insieme questa nostra povera umanità con il mistero di Dio e devono razzolare sempre per terra: affannati dai figli e dal lavoro, e a loro non è concesso di aprire il cuore alle dimensioni contemplative. Non è assolutamente così. Vi accorgerete, intuendo cos'è il mistero del Sacramento del matrimonio, che l'uomo e la donna sono chiamati ad una dimensione contemplativa di preghiera densissima, fortissima, anzi una dimensione di preghiera e di vissuto spirituale che da una carica ed energia nuova alla dimensione umana stessa del matrimonio. Comunque non voglio perdermi in questo discorso, che non so come mai mi è venuto in mente.

DIMENSIONE UMANA DEL MATRIMONIO
Il grosso handicap, la grossa difficoltà che hanno gli sposati cristiani a cogliere la dimensione del Sacramento del matrimonio e da qui una conclusione spirituale e da come questa dimensione spirituale dà efficacia alla dimensione umana del matrimonio è questa: che si pensa abitualmente, che basta essere sposati, sapere come funziona un maschio e una femmina e stare insieme, come funzionano i figli e io so cos'è il Sacramento del matrimonio. Cioè assimilare il discorso del Sacramento a quello che è la dimensione umana, pur bella e significativa del matrimonio. Fino al punto che ora abbiamo dei cristiani che quando hanno saputo come si fa ad andare a letto con una donna, o con un uomo, come si fa un po' a gestire una vita coniugale, la casa, il dialogo, le tasse, la scuola dei figli pensano così di sapere cos'è il Sacramento del matrimonio. Ma non sanno niente. "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò".

Quindi è la fatica di passare da questa dimensione umana alla dimensione sacramentale. Vorrei tentare di farvela cogliere, perché se la cogliete, cogliete veramente la novità che c'è dentro il Sacramento del matrimonio. Perché Dio ha voluto fare del matrimonio un Sacramento? Non bastava già una bellissima dimensione umana? Anzi, andiamo a contemplarla per un attimo, così anche per vedere le radici belle e positive. Cos'è il matrimonio da un punto di vista umano, creaturale, dal primo capitolo della Genesi "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò." Quindi un dato bellissimo. Dio: Padre, Figlio e Spirito Santo. "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò", vuol dire che l'essere di maschio e femmina che si uniscono in coppia contengono già una dimensione divina meravigliosa. Anzi, sono ciò che nella creazione più contengono Dio. Io posso conoscere Dio guardando un cielo stellato: "Dio che stupendo sei, che meraviglioso, che immenso, non hai confini, la tua luce non si può misurare". Lo posso contemplare in una catena di montagne, voi siete vicini qui. Pensate alla montagna d'inverno, pensatela d'estate. Lo posso contemplare nei fiori. Quanti fiori bellissimi avete in giro per la città, nei vostri giardini: "Dio che bello che spettacolare che sei, che maestoso". Lo posso contemplare nella forza del torrente, nella grandezza del mare, dell'oceano: "Dio che grande". Ma tutte queste cose mi dicono come vive Dio? Chi è Dio fino in fondo? Un cielo stellato mi dice come vive Dio? Il più bel giardino fiorito mi dice come vive Dio?

Tutti i fiori del mondo insieme, in un colpo d'occhio, mi dicono come vive Dio? No. Dio ha fatto qualcosa, di particolare che spiega come vive Dio: "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò". Già, l'immagine creaturale dell'uomo e della donna è il libro più aperto che abbiamo per sapere come è fatto e come vive Dio. Dio è amore. L'uomo e la donna che vivono questo amore in uno sono la spiegazione di Dio. Sono il Vangelo di chi è Dio. Voi per i vostri figli siete la prima pagina della Bibbia spiegata. Dio è amore. Non siete chiamati a fare la reclame di qualche vestito da sposa, di qualche dentifricio, di qualche tipo di mobile di casa, siete chiamati innanzitutto a dire che Dio è amore. Certo è venuto il peccato, fino a rovinare la dimensione divina, introducendo l'egoismo, il pensare solo a sé stessi, che rende difficile se non impossibile la coniugalità. Ma siamo partiti da una dimensione positiva: "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò". E questo è un dato naturale, vivibile da tutti, anche da coloro che si sposano in Municipio, solo sotto il profilo civile.
Tutti sono chiamati a vivere questa coniugalità, anche due che sono conviventi e che non si sposano né in Municipio né in Chiesa. Perché è il dato della cereazione che è in sé positivo. Cosa ha dato di nuovo il Sacramento del matrimonio? Cosa ha messo? Un cappellino? Una cornice? Se già tutto questo era positivo e Gesù 'è venuto a ridare il positivo salvando dal peccato che cos'è il Sacramento? Qui si scopre un'altra pagina bellissima: la novità del matrimonio come Sacramento.
Allora il matrimonio ce l'ho come dato creaturale: "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò". Come dato sacramentale ho un'altra dimensione. E allora qui prendo il discorso in largo per riuscire a farvelo cogliere bene, perché, se talune verità entrano dentro, poi fermentano da sole, perché quando lo Spirito è dentro, pensa lui poi a far vivere la persona.

IL MATRIMONIO SACRAMENTO


Sacramenti: punti luce della dimensione di Dio e della presenza viva di Gesù Cristo. Abbiamo appena celebrato la Pasqua e per i cristiani cosa significa la Pasqua? Che Cristo è morto, è risorto ed è presente. Non basta dire: è morto, è risorto e finito. Ma morto, risorto e presente. Questo è il dato nuovo. Noi ci troviamo in Chiesa la domenica, domani, perché è risorto ed è vivo e dobbiamo ricordarci che è vivo e in mezzo a noi, perché questa è la novità. Noi non crediamo in un Dio morto, ma in un Dio vivo, non in un Cristo morto, ma in un Cristo vivo. Chiaro. Però questo Cristo morto, risorto e vivo vuole essere visibile in qualche modo. Ha voluto legare l'efficacia di questa sua presenza, è risorto e vivo, ha voluto dare dei segni, dei punti luce nei quali noi cogliamo che è presente, vivo ed efficace.
Produce, visto che abbiamo una mentalità consumistica. È un Cristo che produce, che fa qualcosa, che muove, che cambia le cose. Ha voluto legare a filo doppio la sua presenza ad alcuni punti luce, ad alcuni punti efficaci, ad alcuni segni, (andiamo nella nostra terminologia teologica) ad alcuni Sacramenti. Per cui, non solo quelli che l'anno conosciuto 2000 anni fa in Palestina, ma oggi una persona può dire: "Dov'è che posso toccare Cristo? Io voglio sapere se c'è efficacemente". Possibile che solo quelli che hanno vissuto in Palestina 2000 anni fa, hanno potuto conoscere in tutta la sua bellezza il Gesù che si interessa degli ammalati, dei poveri e che per stabile un rapporto personale diceva: "Oggi vengo a mangiare a casa tua. Prendi, mangia, questo è il mio corpo".

Possibile che era solo 2000 anni fa e adesso restiamo qua a bocca asciutta, stiamo qui a lodare i quadri che gli altri hanno fatto? O non siamo noi costruttori di un rapporto personale con il Signore? Allora Gesù ha voluto legare la sua presenza ad alcuni punti dei quali ci ha dato garanzia: "Lì ci sarò". Volete un piccolo esempio? Lui ha voluto dire ad ogni persona che nasce, se vuole, se i suoi genitori lo rendono così, e comunque se nella sua libertà lo sceglie: "Tu sei mio fratello".
"Andate e battezzate. Chiunque battezzerete sarà figlio di Dio". Lui oggi battezza e ai bambini che nascono può dire già dalle prime settimane "Tu sei mio fratello, sei figlio di Dio come me. Tu puoi dire con me: Padre Nostro." È il Gesù vivo oggi che dice a chiunque entra nello nostre assemblee eucaristiche "Prendi e mangia, questo è il mio corpo". Gesù è vivo ed è risorto e ha voluto che chi vive oggi potesse stabile con lui un rapporto personalissimo d'amore, al punto da dire "Prendi e mangia.

È tale il rapporto che ho con te, che voglio dirti: Prendi e mangia, questo è il mio corpo. Voglio fare simbiosi con te, unità di vita con te." Non solo 2000 anni fa con la Maddalena, ma oggi ha voluto, in un punto particolare della vita della Chiesa, legarsi presente, riconciliante: "Vieni, ti sono perdonati i tuoi peccati. Va in pace." Cristo è vivo, presente oggi, lì. Io incontro il volto di Gesù che riconcilia. Anche oggi Gesù è attento alla malattia con l'unzione dei malati. Anche oggi Gesù dona il suo Spirito per far vivere le persone come vive lui. Dona il suo Spirito: la Cresima. Quindi voi osservate che dentro questa struttura sacramentale, chiamiamola così con una parola grossa, oggi il cristiano può riconoscere che Cristo è presente, è vivo, è efficace. Ed ognuno di questi Sacramenti presenta un aspetto, un volto di Gesù. Mi ritrovo, per esempio, ad essere io, prete, con Don Carmelo, con quest'altro sacerdote. Io, per Sacramento, sono la presenza di Gesù pastore, di Gesù che guida e conduce, di Gesù che rende presente Dio in mezzo agli uomini. Ognuno di questi Sacramenti dà una presenza di Gesù. Allora dentro questa struttura sacramentale, dentro queste varie presenze voi sapete che c'è scritto anche il Sacramento del matrimonio. Chiaro. È una di queste presenze. Facciamo un passo ulteriore. Sacramento del matrimonio: presenza viva dell'incarnazione di Cristo.
Ma questo Sacramento del matrimonio che cosa mi rende presente di Gesù? Se Gesù ha legato la sua presenza efficace a questi punti luce, il punto luce fatto dal Sacramento del matrimonio quale aspetto di Gesù mi rende presente? Quale volto di lui mi rende presente? Tenendo conto che se in questo settenario viene a mancare un pezzo io non ho più nella Chiesa, per il mondo, il volto completo di Gesù. Manca probabilmente qualcosa di estremamente importante. Quale aspetto di Gesù? Riprendiamo ancora gli altri Sacramenti per arrivare poi al dettaglio del Sacramento del matrimonio. Se io vi chiedessi: l'Eucarestia che cosa rende presente? È Gesù che ama, che rende la vita fino a dare il suo corpo: "Prendete e mangiate, questo è il mio corpo, questo è il mio sangue". Allora quel pezzo di pane, per l'azione dello Spirito Santo, diventa (capite il passaggio?) corpo e sangue di Gesù dato per noi. Avete colto? C'è un passaggio. Era pane ed è diventato corpo e sangue di Gesù.
Condividiamo vero questa fede? Sì. Secondo passaggio. Prendiamo il sacerdozio, ben conosciuto da voi. In questo caso Gesù non ha preso un pezzo di pane, ha preso un pezzo d'uomo. Con la sua intelligenza, con il suo cuore, con il suo sorriso,con la sua sensibilità. Lo ha preso e ha detto: "Quest'uomo, per l'azione dello Spirito Santo, diventa una mia presenza. Io sono presente nel sacerdote nella dimensione di Gesù pastore".
Allora, con l'ordinazione sacerdotale, questo pezzo d'uomo diventa presenza di Gesù pastore in mezzo agli uomini. Nell'Eucarestia ha preso un pezzo di pane, nel sacerdozio ha preso un pezzo d'uomo e lo ha fatto diventare una presenza di Gesù pastore. Nel caso della coppia non ha preso un pezzo di pane, non ha preso un pezzo d'uomo per essere la sua presenza, ma ha preso il volersi bene di due persone e per l'azione dello Spirito Santo l'ha fatto diventare una presenza di Gesù. Avete colto il nesso? È più presente Gesù nel sacerdote o negli sposati?

Ma è vero che nella vostra vita credete così: che voi siete santi e sacri come santo e sacro è un sacerdote? A un prete che non dice con i suoi fatti di essere una presenza di Gesù voi dite: ma guarda non si comporta da prete, ma è un modo di fare, è un modo di dire, un modo di accogliere. Gesù non farebbe così. Voi misurate i vostri gesti sul modo di vivere di Cristo? Ma andiamo a scavare un po' di più. Allora se il pane consacrato rende presente Gesù che si dona, se il sacerdote rende presente Gesù pastore, che aspetto di Gesù rende presente il Sacramento del matrimonio? Per il dono dello Spirito Santo voi quale volto di Gesù siete chiamati a raffigurare? Io rappresento il volto di Gesù pastore, che raduna il gregge, che parla al gregge, che conduce il gregge, che fa la guida spirituale, che rende presente l'Eucarestia per voi. Ma voi che aspetto di Gesù rendete presente? E allora qui entriamo un po' nello specifico, nella novità. Quella dimensione bellissima, naturale, di matrimonio: "Maschio e femmina li creò, a immagine di Dio li creò." Per la grazia dello Spirito Santo non sono solo più la rappresentazione di Dio amore, ma diventano ripresentazione di un aspetto particolare di Gesù. Sono proprio due pagine del Vangelo incarnate. Questo si potrebbe dire del matrimonio. Ve le spiego. Voi queste cose le potete trovare dette in termini teologici molto sostanziosi al no. 13 della Familiaris Consortio.

Cosa ripresenta di Gesù la coppia? L'unione del Verbo di Dio con la carne umana. Spieghiamolo un po'. Pensate alla Trinità: Padre, Figlio e Spirito Santo. Con l'incarnazione il Verbo di Dio, il Figlio di Dio, si è unito alla carne umana, si è incarnato. Gesù è l'unione della natura divina e di quella umana. Il Figlio di Dio ha sposato l'umanità, ha amato a tal punta l'umanità da assumerne la carne. Gesù è l'espressione di questo sposalizio fra la natura divina e la natura umana. Dio ha tanto amato da dire all'umanità "Ti assumo, ti faccio mia sposa". Andate a leggervi alcuni capitoli di Isaia e di Osea per dirvi questa realtà sponsale di Dio, bellissima. Gesù Cristo ha voluto che ci fosse un Sacramento che raccontasse, che dicesse 24 ore su 24, quanto Dio ha amato l'umanità. L'uomo e la donna, nel loro volersi bene, raccontano, dicono, manifestano, esprimono, significano in modo efficace quanto Dio ha amato l'umanità, come quell'uomo ama quella donna. Dio si è incarnato.
Dio fino a questo punto ha amato l'umanità. Voi siete Sacramento dell'amore di Dio che ama l'umanità fino ad incarnarsi, ma non è finita. Questo Gesù, natura divina e natura umana, fino a che punto ha amato l'umanità? Fino a morire sulla croce. Ha amato l'umanità fino a dare la vita. Ha voluto che questo amore fosse spiegato, non solo nelle parole del prete, non solo nei libri del Vangelo, ma ha voluto che questo mistero d'amore fosse spiegato tutti i giorni dentro il vissuto di una realtà umana. Uomo e donna che si amano fino a dare la vita l'uno per l'altro. Allora quale volto di Gesù mi esprime la coppia? L'Eucarestia mi esprimeva l'amore di Gesù che ama fino a darci da mangiare con il suo corpo. Il sacerdozio mi esprime Gesù, vivo oggi, che ama e si rende presente come pastore.
La coppia è chiamata a rendermi presente questo aspetto di Gesù. Chi è Gesù, l'identità di Gesù? II figlio di Dio che si unisce alla carne umana e questo Gesù che ama fino a morire sulla croce. Detto con parole che voi conoscete, il Sacramento del matrimonio è chiamato a riesprimere nel vissuto della carne, nel quotidiano, nella famiglia (adesso lo spiegherò meglio), il mistero dell'incarnazione. Pensate al Natale. Cos'è il Natale?

Il Verbo di Dio che si fa carne, nasce bambino. Questo amore, marito e moglie, è chiamato a spiegare continuamente questo mistero dell'incarnazione. L'amare fino ad incarnarsi. Adesso ne spiegherò le conseguenze da un punto di vista comportamentale. È chiamato a spiegare che cos'è la Pasqua: questa capacità di amare fino a dare la vita. La coppia è la spiegazione della Pasqua. Cos'è avvenuto il Venerdì Santo? Vi do soltanto due citazioni per farvi gustare queste cose qui, che prendo dalla Familiaris Consortio, dove dice che: la rivelazione più grande, la manifestazione più grande che Dio potesse fare di sé, Dio Trinità, è quando ha mandato suo figlio. "Questa rivelazione" dice il Papa "raggiunge la sua pienezza definitiva nel dono d'amore".
Dov'è che si vede al massimo che Dio è amore? "Nel dono d'amore che il Verbo-di Dio fa all'umanità assumendone la carne, l'incarnazione. E poi nel sacrificio che Gesù Cristo fa di sé stesso sulla croce per la sua sposa: la Chiesa.". Sentite poi come prosegue "In questo sacrificio, cioè nel morire sulla croce, si svela intimamente quel disegno che Dio ha impresso nell'umanità dell'uomo e della donna fin dalla creazione". La prima volta che l'ho letto m'è venuta la pelle d'oca.

Cioè vuol dire che io, di Venerdì Santo, ho la possibilità di capire cosa è quello che era il disegno fin dall'inizio. Cos'era il disegno fin dall'inizio? "Maschio e femmina li creò". Certo creare due persone che vivono da Dio, divinamente, che rivivono nel loro vissuto relazionale il come vive Dio. Cioè una capacità di amare da Dio senza confini, senza limiti. La persona che è tutta dono, solo dono. Non è più ferma, è solo dono, il suo essere è dono. E il morire sulla croce svela questa radice che c'era scritta dentro nell'uomo. Sacramento del matrimonio: dono d'amore senza limiti fra uomo e donna. L'uomo era fatto per amare senza limiti la donna e la donna era chiamata ad amare senza limiti. La croce mi ha svelato questa capacità dell'uomo e della donna di amarsi senza limiti. "Per cui" prosegue " il matrimonio dei battezzati, il Sacramento del matrimonio, diventa simbolo reale."
Sembra una parola in contraddizione perchè simbolo sembra una parola vuota, reale molto concreta. Perché è proprio il Sacramento che è un segno, ma è un segno che contiene ciò che dice e dice ciò che fa. Anche la bandiera Svizzera è segno della Svizzera, ma dentro la bandiera non trovate la Svizzera, vero? Trovate uno straccio. È un segno, ma è vuoto, mentre il Sacramento non è come la bandiera Svizzera che non contiene niente, che è una stoffa. Il Sacramento contiene il mistero. Voi avete ricevuto lo Spirito Santo che vi rende realmente capaci di questo. Allora, simbolo reale della nuova ed eterna alleanza. Quale è l'alleanza? Il Verbo di Dio che si fa carne. Lo sposalizio eterno. "Nuova ed eterna alleanza, sancita nel sangue di Cristo" voi sentite cosa c'è scritto nei vostri cuori, chi è già sposato e chi si deve preparare sappia in che direzione si muove "Lo Spirito che il Signore effonde sugli sposi dona il cuore nuovo", quindi è accaduto qualcosa il giorno del Sacramento del vostro matrimonio, "e rende l'uomo e la donna capaci di amarsi come Cristo ci ha amati".
Guardatevi negli occhi, marito e moglie, questa sera, siete capaci di amarvi come Cristo ci ha amato. Avete avuto questa dimensione, questo potenziale. È stato versato nei vostri cuori il dono dello Spirito Santo che vi rende abilitati, idonei, capaci di amarvi come Cristo vi ha amato.

LA SPIRITUALITÀ NEL MATRIMONIO


Conseguenze del Sacramento del matrimonio. Allora se questa è la dimensione dettasi appunto del Sacramento del matrimonio, quali sono le conseguenze che possono venirne fuori sotto il profilo spirituale. Quali conseguenze spirituali accadono? Queste ve le dico, ve le concretizzo perché talora si pensa che queste belle idee sul Sacramento dei matrimonio possano essere teoria. Si pensa che la spiritualità sia per chi vuole camminare sopra le nuvole, ma noi siamo terra terra. Vuoi dire casa, vuol dire vita di coppia, vuoi dire tensione, vuoi dire figli, problemi, fatica. Vuol dire: tirati in là che mi dai fastidio. Vuol dire: basta parlare perché son stufo di sentirti. Vuoi dire questo in concreto. Allora la cosa significativa è capire che proprio questa dimensione sacramentale dà un input, una novità dentro il cuore dell'uomo al punto da poter vivere ogni dimensione umana in modo meraviglioso.
Dal vissuto di coppia un'autentica spiritualità del matrimonio. Anche perché la spiritualità di coppia, fondata sul Sacramento del matrimonio come andrò spiegandovi, non è una spiritualità che si fa con il rosario, con determinate cose iniziali, è una spiritualità che ha come contenuto il vissuto di coppia. Qui ci sono altre espressioni che potete ripescare dalla Familaris Consortio fin che volete. Ha come vissuto proprio la vita di coppia. E ha come caratteristica che funziona a due. La mia spiritualità non funziona a due. Il rischio che noi abbiamo avuto nel passato è che abbiamo dato agli sposi una spiritualità che era frutto di persone celibi: preti, frati, suore.
Mentre la dimensione spirituale è un funzionare a due stabilmente. Voi siete chiamati, dal momento del matrimonio in poi, a vivere una modalità spirituale a coppia, a due. Vivere spiritualmente da soli, in coppia, è una gran fatica, è come camminare con una gamba sola. Ecco in che senso una spiritualità diversa. Andiamo a vedere le conseguenze, allora, di questo aver ricevuto il dono dello Spirito per cui voi siete configurati a Cristo sposo dell'umanità, a Cristo sposo della Chiesa. Che conseguenze sono se voi rivivete questo sposalizio di Dio con l'umanità? Io vi do, così, alcune provocazioni. Spiritualità del "Sì", dell'accoglienza che non conosce sosta!

Innanzitutto deve essere una spiritualità del sì. Cosa vuol dire? È il sì detto da Dio all'umanità. Quell'umanità che ne ha fatte di tutti i colori, non ha conosciuto Dio, ma un Dio che è fedele oltre ogni misura. È quel Dio che dice sì: "ancora voglio amare l'umanità e amarla di un amore invincibile. Voglio sposarla questa umanità. Sì. La unirò a me.", andate a leggervi alcune pagine di Osea, "la condurrò con me nel deserto. Non sarai più chiamata terra devastata, terra abbandonata. Non sarai più una prostituta: ti sposerò e sarai mia per sempre." Dio ha detto questo sì all'umanità. E allora la spiritualità che nasce da questa dimensione sacramentale è la spiritualità del sì, detto l'uno all'altro, di un'accoglienza che non conosce sosta e non conosce eccezioni. Un'assunzione completa di lui e di lei.
Pensate cosa vuol dire. Se voi siete chiamati a riesprimere questo sì di Dio all'umanità, questo sì di Dio che si incarna, fino a che punto siete chiamati ad incarnarvi con vostra moglie, o vostro marito? Solo nell'atto coniugale? Allora vuol dire sì alla sua storia, ai suoi difetti, ai suoi limiti. Un sì non solo per oggi perché non ha la luna, ma un sì anche domani quando avrà la luna, quando avrà il mal di testa, quando avrà le mestruazioni. Un sì a lui quando torna con la luna dal lavoro, un sì a lui quando è un po' di giorni che non si capisce cosa pensa, un sì a lui che è scorbutico, un sì a lei che è noiosa. È un sì senza limiti e non detto per oggi, ma anche per domani, anche per il mese prossimo, anzi ti ho già promesso: sarò tua per sempre. È il sì disteso nel tempo, è vivere l'incarnazione tutti i giorni, è assumere tutto di lui o di lei. "Come mai sei così stanco oggi che sei tornato dal lavoro". Assumo la sua stanchezza che torna dal lavoro. "Come mai, sei stata in casa tutt'oggi e non hai fatto niente?". Assumere il tutto di lei in quel momento. Una capacità di rinnovare e ravvivare costantemente una dimensione.

Apro una parentesi: capite cosa vuol dire vivere il Sacramento del matrimonio? Che razza di incarnazione, di uomini e donne che vengono fuori? Fino a che potenziale di amore potete amarvi? È una bomba atomica che è scritta dentro il cuore dell'uomo. Questa forza dello spirito che è data a chi si sposa in Chiesa. La spiritualità di assumere tutto di lui e di lei. Andate a leggere la lettera ai Filippesi: "Spogliò, vuotò sé stesso per assumere la natura umana". La capacità di svuotarvi per accogliere tutto di lei. La capacità di svuotarvi per accogliere tutto di lui. Quale vivacità viene fuori di coppia. L'assunzione della sua storia, l'assunzione dei genitori di lui, dei genitori di lei. Certo che siete una nuova individualità, ma certo anche che siete chiamati ad amare, e via di seguito. Ce ne sono di conseguenze fin che volete, e eventualmente nella discussione ne possiamo riprendere altre.
La spiritualità del donare, dell'amore puro: amare per amare!
Ancora un ulteriore aspetto dalla spiritualità che nasce proprio da questo Sacramento del matrimonio. Io la chiamo la spiritualità del donare, dell'amore puro, del non possedere, ma la spiritualità dell'amare per fare, essere. Possono sembrare ragionamenti filosofici, in realtà sono ragionamenti estremamente pratici e concreti. La spiritualità dell'amore puro è la spiritualità coniugale dei furbi. Se altri si accontentano di meno, beh tacciano quello che vogliono, ma l'incarnazione ci porta a questo. Che amore ha avuto Dio per incarnarsi? È venuto qui per godersi una passeggiatina in Palestina? È venuto qui per godersi l'applauso delle folle dopo aver moltiplicato i pani? È venuto qui solo per amore. È l'amore gratuito, totale. L'amare per amare e non l'amare per avere qualcosa. Allora è la coppia che tende all'amore puro: l'amare per amare e non l'amare per avere.
Dove la risposta di lui e di lei è la gratuità che riconosco in lei o in lui, non frutto della comodità e della conseguenza che me ne viene. Qui cerco di spiegarmi perché qui c'è il più grosso equivoco che c'è dentro la coniugalità. Cioè: tu vai bene a me, io vado bene a te, andiamo avanti, ci siamo scelti. Io sto bene con te, tu stai bene con me. Può essere vero fino a un certo punto, perché queste si chiamano cooperative coniugali, non Sacramenti del matrimonio. Anche perché si vede poi negli effetti, basta che lei abbia un po' di luna e lui... basta, che lui incomincia comportarsi in un certo modo e lei... basta, che comincino a scoprire i difetti di lui, i difetti di lei.

Cosa succede? È la sponsalità capace di amare per amare, non amare per la risposta che mi viene, anzi amo perché quella persona possa divenire ancora meglio. Volete vedere nel vissuto concreto cosa vuol dire? È solo questo in effetti che vi porta ad una reale unità di coppia. Quando non si verifica questo amore puro possono esserci dei grossi equivoci anche nel vissuto di coppia. Esempio concreto. Prendiamo la cosa più semplice della vita di coppia: l'atto coniugale. Tu puoi fare l'amore con tua moglie, con tuo marito, ma fino a che punto hai unità? Quando quella moglie lì lo fa per accontentarti, perché non si è sentita accettata fino in fondo, perché la settimana prima sono due o tre giorni che dai risposte di qua e di là. Certo ti fa comodo poi l'atto coniugale. Quella donna che stringi a te, quanta ce n'è di quella donna? Avrai tutto il suo corpo, ma la sua anima non ce l'hai. Ne hai metà. Il 50% di quella donna si sta vendendo a te, per comodità, per tranquillità. Per non sentire parole, per farti star tranquillo. Tu non ce l'hai tutta quella donna.
È solo l'amore che rende libero ed è solo la libertà che rende l'amore pieno. Non è filosofia. Se io rendo libera mia moglie nel modo in cui la tratto, di amarmi liberamente, avrò tutta la moglie. Se io rendo libero mio marito di amarmi liberamente io avrò tutto il marito. Se no avrò costantemente una combinazione, costantemente una cooperativa. L'amore rende libero, l'amore è liberante e solo la libertà consente l'amore. Si può costringere uno ad amare? No. Libertà e amore ad un certo punto coincidono.

Allora nella misura in cui io rendo libera mia moglie, libero mio marito, ma libero nel senso che si sente così amata dalla gratuità mia che lei mi dà tutta la sua gratuità. A quel punto voi cominciate ad assaggiare un'unità che è ben oltre la stessa unità fisica. Io vi auguro che sperimentiate che i vostri corpi non vi bastano per dirvi l'amore. Me lo auguro tantissimo, perché a quel punto vuol dire che voi già avete colto che l'amore che è in voi è più grande di voi, che l'amore è trascendente, che l'amore è Dio e la coppia entra dentro in questo mistero di Dio, ma non è Dio. Lo gusta, intravvede, c'è qualcosa che va al di là. "Ti mangerei per dirti l'amore. Sì, ma non riesco a dirti quanto ti voglio bene".
Vorrei che riusciste a capirlo questo perché; allora la vostra coniugalità, anche fisica, sarà sempre piena. E nessun gesto di tenerezza, dal far l'amore a tutto, nessun gesto che ponete durante la giornata di attenzione l'uno all'altro sarà più esaustivo dell'amore che volete dirvi e voi andrete a cercare qualcosa che dica ancor più l'amore e comincerete a camminare verso una perfezione di coppia che vi porta a capire che la perfezione dell'amore è Dio e sarete trasparenza di un amore che è più grande di voi. "Ma come si vogliono bene, è una cosa straordinaria”. Sembra che non costa, ma costa. Lo spiegherò poi. La spiritualità dell'ordinario vissuto in modo straordinario. Se questo è amore del Verbo di Dio che si è incarnato, questo amore dove si concretizza?
Nell'incenso? Nel turibolo in Chiesa? Nelle candeline? Dov'è il concreto di questo vissuto? Io la chiamo la spiritualità dell'ordinario, la spiritualità del normale.
Cristo si è incarnato ed ha accettato tutte le fasi della vita dell'uomo, tanto da farsi la pipì addossò fino al morire, a perdere sangue ad essere nudo, a provare vergogna, a provare paura, timore: "non ne posso più, sono disperato. Dio mio perché mi hai abbandonato, dove sei andato a ficcarti?" È la spiritualità dell'ordinario e non c'è niente di più bello della coniugalità che va a spiegare la spiritualità di questo mistero dell'incarnazione. Accettare tutte le fasi della crescita umana: nascita, allattamento, crescita, vita feriale, vita di famiglia. E allora andiamo a contemplare per un attimo il Gesù che vive a Nazareth. Noi facciamo parlare questo Gesù i tre anni dai 30 ai 33 più di quanto ha parlato per 30 anni. Quei 30 anni parlano. È consacrazione dell'ordinario, di come si vive in una casa, il mulo per trasferirsi da un posto all'altro (adesso diremmo la macchina). È il far da mangiare, lo stare insieme.
E questa vita di famiglia va a dare colore di nuovo e divino ad ogni dimensione umana. dal pulire il sederino al bambino fino al pregare insieme. Tutto è ripescato e valorizzato. È come un divino pasticciere che non sa perdere briciole nella sua pasticceria dove tutto viene confezionato per essere nuovo e prelibato cibo da offrire ai clienti. La capacità di ripescare tutto. L'ordinario vissuto straordinariamente. Allora che bello dire: il contenuto della vita spirituale coniugale è fatto delle cose più ordinarie. La vita di coppia in tutti i dettagli, la vita di famiglia in tutti i dettagli è materia di santificazione. Quindi non dovete misurare la santità su come vive il prete, perché è un'altra vita, un'altra vocazione.
C'è un'espressione della Familiaris Consortio che mi commuove sempre (no. 56). Dice il Papa: "Il matrimonio è in sé stesso un atto liturgico di glorificazione di Dio in Gesù Cristo e nella Chiesa". È sorprendente, scrivetevela dappertutto in casa, nascosta naturalmente. Il matrimonio è in sé stesso un atto liturgico di glorificazione di Dio in Gesù Cristo e nella Chiesa. Per noi preti gli atti liturgici nostri quali sono? Quando celebriamo messa, quando confessiamo, quando abbiamo qualche liturgia, quando diciamo il breviario. Con Don Carmelo quando questa mattina abbiamo detto la liturgia mattutina abbiamo compiuto un atto liturgico. Io non sono liturgia 24 ore su 24.
La coppia celebra una liturgia 24 ore su 24. C'è scritto qui: che è un atto liturgico tutto il giorno, un atto liturgico di glorificazione di Dio in Gesù Cristo e nella Chiesa. Perché Gesù Cristo ha fatto diventare Sacramento questo vissuto di coppia, lo Spirito Santo, e in questa coppia tutto è vissuto di coppia. Quindi quando io porto il caffè a mia moglie o a mio marito a letto compio un atto liturgico. Quando faccio l'amore compio un atto sacro. Quando preparo il tavolo, faccio da mangiare, vado a lavorare per la mia famiglia compio un atto sacro.

Non c'è più niente che sia fuori da questa spiritualità, è questo il bello. Come faccio a crescere spiritualmente, quanti rosari devo dire? Certo dì anche il rosario, ma non è il rosario che è il contenuto. Certo il rosario ti aiuterà anche a vivere la realtà di dimensione di coppia ma la tua spiritualità è come vai via da casa il mattino. Che tipo di saluto dai alla moglie o al marito quando parti? Come rispondi al telefono a tua moglie o a tuo marito? Che tenerezze hai verso tua moglie o tuo marito? Come tratti i figli, le figlie? È tutto il vissuto di coppia. Questo è bello perché si vede che è uno spirito fortissimo che si è trasferito dentro il discorso della coppia e che li fa vivere veramente da Dio.
E la coppia non è più coppia seduta, non è più coppia che ha raggiunto un "noi stiamo bene". Io ho paura di quei Sacramenti del matrimonio che dicono "Noi andiamo bene, ci vogliamo bene, siamo a posto, siamo tranquilli". Io dico: poveri, sono imbalsamati. Chi vive la dimensione del Sacramento spiritualmente non può essere fermo. Non si può mangiare l'Eucarestia, se si è sposati, la domenica e non darsi da mangiare per amore alla moglie, al marito, ai figli. Se si è vissuto l'Eucarestia. Dare la vita perché non c'è misura nell'amore.

Vi dicevo che voi siete il Sacramento dell'amore di Dio che si unisce alla carne umana, ma siete anche Sacramento, espressione di questo amore di Gesù che ama fino a morire sulla croce. Vi dicevo siete la Pasqua spiegata. Cosa vuol dire questo? Che conseguenze ha sul vissuto di coppia? Vi do qui anche taluni spunti esplicativi che vi facciano capire come il Sacramento è messo lì per favorire in pienezza l'umanità, non per offuscarla. State cogliendo come la spiritualità in questo caso non è freno alla vita di coppia, non è freno alla realtà familiare, freno al volersi bene, ma è anzi slancio. Conseguenze che vengono dal fatto di essere configurati, di avere il dono dello spirito che vi fa vivere fino al donare la vita l'uno per l'altro come Cristo ci ha amati, sono questi: innanzitutto una spiritualità che vive l'amore nel sacrificarsi.
"Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. Non c'è amore più grande di questo: dare la vita". Chi entra dentro una dimensione divina dell'amore e lo vuole vivere come Cristo impara che non c'è misura nell'amare: è il donarsi senza calcolo. Per cui, attenzione: ogni forma di croce, ogni forma di sofferenza diventa il segno e una possibilità che ci viene data per amare di più. Amore che fa di ogni sofferenza e di ogni fatica la possibilità di amare di più. "Stirare queste camicie, ma insomma, ma va via, ma non ero abituata. Non è possibile stirare queste camicie" io lo posso vivere come frustrazione o lo posso vivere come "gli voglio bene a quest'uomo che porta queste camicie". Lui non lo sa che fatica vi costa e proprio per questo vale ancora di più. Non sa cosa vuol dire stirare, star qua, ma "io gli voglio bene".
"È duro stare qua a lavorare, sono sempre le stesse cose, non è possibile, con questo tipo di capufficio, questo tipo di lavoro. Però è ciò che sostanzia economicamente la mia famiglia e lo faccio per lei. Sì, voglio tornare a casa dopo 8 ore di lavoro e accorgermi di voler più bene a quella donna che trovo a casa.

E quella fatica di lavoro non diventa solo una frustrazione. Non vado a casa sbavando dalla fatica, ma vado a casa dicendo: ho faticato per qualcuno, non per la mia banca, per il mio capo ufficio, ma ho faticato per quella donna che ho a casa. Sono contento. Non glielo dico perchè questo fa parte del segreto." Certo, sopportare quell'aspetto di vita di casa a volte è difficile, però insomma. "Quando mia moglie è nel periodo delle mestruazioni è intrattabile, per carità è giusto e vero, ma l'accolgo ancor di più. Lei non sa che faccio fatica ad accoglierla in quei giorni lì, però voglio bene a quella donna li." "Quando mio marito ha il mal di testa sembra che cada il mondo, sembra che bisogno portarlo in pronto soccorso, gli basta una piccola cosa, ma Signore benedetto bisogna corrergli dietro e servirlo e vuoi il miele e vuoi il tè e se non si sente coccolato sta peggio ancora, ma è insopportabile, ma non è neanche un uomo. Sì, però gli voglio bene e lo accetto così". Cioè ogni sofferenza, ogni fatica da la possibilità di dire di più. Dov'è che potete dire di più: ti amo? Non basta scriverlo qua sulle crocette "domani più di oggi, ieri meno di oggi".
Com'è che posso dire a quell'uomo, a quella donna che lo amo di più? Solo perché gli do un bacio di più? O perché riesco a vivere e sfruttare quella fatica. Fate attenzione, perché l'arma della sofferenza è terribile dentro la coppia, in genere l'arma della fatica rallenta l'unità di coppia. "Oddio, sono stufa/stufo. Tutte queste cose qui. Bisogna correre per questo, quell'altro, quest'altro". La fatica, il mal di testa, il mal di pancia, di lui e di lei possono rallentare l'unità di coppia. Invece, se io sono intelligente, m'accorgo che la croce, la fatica, la sofferenza è quello che mi consente di allargare le possibilità della mia vita. Di voler bene: Spiritualità che vive l'amore nel sacrificarsi. Guardate che il discorso del sacrificio e della fatica, come quello che dirò tra poco, è facilmente lo scivolone delle coppie. Partono da lì per disfarsi, quando cominciano ad avvertire la fatica della realtà di coppia. Quindi cogliere la fatica per crescere come coppia e non cogliere la fatica per disfarsi della coppia, gradualmente e inesorabilmente. Assumere tutto dell'altro/a.

Una seconda dimensione che viene da questa spiritualità incarnazionista e pasquale. Nella Pasqua Gesù Cristo perché ha amato fino a dare la vita? Ha amato per salvarci. Ha preso su di sé il nostro peccato, il negativo per salvarci. E allora vuol dire che nella coppia, fate attenzione bene, aprite i vostri cuori oltre che le vostre orecchie, il peccato, la sofferenza, i limiti umani, morali, di lui e di lei non sono un'occasione per fermarsi nel cammino di unità, ma per crescere. L'autentico amore è quello che salva, non che trova salvati. L'autentico amore è un amore che perfeziona chi mi è accanto, non di chi vuol trovare perfetto. Per cui funzionerebbero solo i matrimoni fra due persone che sono abbastanza perfette, ma se cominciano a venir fuori i peccati, i difetti, i limiti di lui e di lei qui si salvi chi può. Altro dramma delle coppie di oggi. Perché lui ha un difetto che si scopre dopo i primi mesi o i primi anni di matrimonio: "E non sapevo quando andavo a trovarla a casa, non pensavo, ma ha un caratterino, che starle insieme 24 ore, altro che stare assieme 3, 4 sere la settimana.Oppure, "Non pensavo che lui fosse così. Quando veniva a trovarmi era tutto gentilezze e fiorellini ogni volta e tenerezze. Adesso caspita, ma che scorbutico.
Mi pianta di quei musi che durano una giornata, ma che io stia assieme a questo uomo qui tutta la vita ...be' poteva dirmelo che era fatto così, non me ne ero mai accorta. "....e via di seguito, alla scoperta dei difetti di lui e di lei. E man mano che si scoprono i difetti, a seconda poi della sostanza di questi difetti, incomincia a interporsi all'interno della coppia un diaframma, che può essere di carta velina, di un telo di plastica, fino ad essere di acciaio. "Io con quell'uomo lì, così..." e il difetto, il peccato di lui o di lei comincia a diventare la giustificazione per amarlo meno. "Non se lo merita". È l'amore commerciale, quello che dicevo prima: cooperativistico. "Non se lo merita, perché devo darglielo". Certo che per amare un marito che ha determinate dimensioni o una moglie che ha determinati difetti bisogna avere un coraggio talora eroico, ma è qui che si verifica una capacità di amore senza limiti. D'altra parte se noi guardiamo questa dimensione spirituale solo sotto il profilo psicologico ci accorgeremo che questo è il cammino della maturità umana.

Per amare un uomo senza difetti basta poco amore. Per amare un uomo con un difetto ne occorre un po' di più, Il difetto di lui o di lei vi obbliga, se volete crescere, ad avere più amore. Il giorno in cui contrattate inconsciamente l'amore che avete verso vostra moglie o vostro marito, secondo le virtù o i difetti di vostra moglie o vostro marito, a quel punto lì non vivete il matrimonio. Ancora è una spiritualità di riconciliazione quella che vuol essere segno della Pasqua, segno di amore che ama fino a dare la vita. E la riconciliazione è di casa nella coppia.
Parlando alle coppie più anziane: quante volte ci si perdona in una famiglia o in una coppia? "Ormai non le conto più. Se dovessi star lì a contare ogni volta che perdono mia moglie/mio marito, per carità." L'amore è fatto di riconciliazione, ma è bello, per questo è un atteggiamento pasquale. È novità, anzi, il Sacramento del matrimonio è chiamato a dire, a permeare che la Chiesa è luogo di riconciliazione, il matrimonio è riconciliazione . È proprio questa capacità di riconciliare costantemente che rende la coppia rinnovabile. "Quando sarò innalzato da terra attirerò tutti a me. Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno. Oggi sarai con me in paradiso." Amore gioioso che nasce da una Pasqua costante, quotidiana.
E per concludere, la spiritualità che nasce dalla Pasqua è una spiritualità gioiosa. Non si può vivere l'amore con il muso, col broncio. Non si può vivere l'amore piangendo. Se c'è un autentico amore di coppia, viene fuori una serenità di coppia. Certo che paga nel sacrificio, nella fatica, nella Pasqua costante di tutti i giorni, ma è un amore gioioso, una spiritualità gioiosa. Si è segno, come coppia, della Pasqua, della risurrezione, nella novità. C'è un'espressione della Familiaris Consortio molto sintomatica (no. 52): "La famiglia cristiana ha una speciale vocazione ad essere testimone dell'alleanza pasquale di Cristo mediante la costante irradiazione della gioia dell'amore". La gioia dell'amore. Se c'è autentico amore, c'è gioia. "E della sicurezza della speranza". "Perché il mio futuro sei tu, la mia speranza sei tu.
La mia speranza è radicata nell'oggi perché ci sei tu. Quindi io sono fiducioso." E dice "Della quale devono rendere ragione. Gli sposi devono rendere ragione della loro gioia nell'amore e della loro sicurezza nella speranza." Allora se il matrimonio come Sacramento si inserisce a vivere questa dimensione spirituale, logicamente, umanamente, diventa trasparenza dell'amore. Diventa segno, diventa annuncio, diventa presenza. Capite che se le nostre parrocchie mancano di Sacramenti vissuti nel matrimonio, mancano di qualche cosa di importante? Le nostre parrocchie rischiano di essere troppo configurate al prete. Troppo dipendenti dal prete. Certo che il presbitero è capo e guida della comunità, questo non ci piove. Ma altrettanto le nostre comunità hanno bisogno, lo spiegheremo oggi, anche dal punto di vista del servizio. Che cosa nasce da questa dimensione sacramentale? Cosa nasce sul fronte del servizio? Com'è che il nostro Sacramento del matrimonio diventa una cosa seria? Nella misura in cui quelli che si sposano in Chiesa diventano una cosa bella. La credibilità della Chiesa, fratelli e sorelle, ormai passa attraverso la nostra umanità. E che il cristianesimo sia una cosa seria lo dimostrate da come vivete voi come coppia.
Se voi come coppia siete tanto quanto quelli che vanno a sposarsi in Municipio, perché andarsi a sposare in Chiesa? "Ci sposeremo in Chiesa perché è una cornice più bella, ci sono i canti, c'è l'organo, dai è più bello sposarsi in Chiesa". E continueremmo a fare una razza di persone che non producono. Di Sacramenti del matrimonio che non dicono niente. Di Sacramenti mummificati, congelati, che non danno frutto, non danno niente. Io mi auguro di avervi fatto per lo meno venir voglia di approfondire la vostra dimensione sacramentale. Io come presbitero rinnovo davanti a voi il mio credo nel Sacramento del matrimonio. Credo che il matrimonio è grande come il sacerdozio. Credo che il matrimonio fa tanto bene, come ne fanno i preti, in modo diverso. È un Sacramento efficace non meno di quello del presbitero. Credo che nella vostra realtà di coppia ci sia presente Cristo. Cristo morto, risorto e presente