L'Ora di Gesù, Adorazione, Formazione eucaristica












Riflessioni sull'adorazione eucaristica


Di S.E. Mons. Benigno Luigi Papa

mons. Benigno L Papa Il Signore è una realtà viva ed operante Gesù non è un personaggio vissuto nel passato, non appartiene all'archeologia della Chiesa; il Signore è vivo ed operante nella Chiesa: bisogna mettersi a tu per tu con Colui che è il vivente.

L'Adorazione che cos'è?

L'adorazione eucaristica è ascolto; non è un mettersi dinanzi al Signore, parlare a Lui ed incominciare a dire, a chiedere e a seccarlo con le nostre domande. Fare adorazione non è soltanto parlare a Gesù: la prima cosa da fare è ascoltare, perché Colui che sta dinanzi a noi non è l'oggetto passivo della nostra contemplazione, della nostra adorazione: Gesù è Colui che ci parla e noi dobbiamo stare in ascolto. Nell'adorazione il nostro atteggiamento non deve essere il fare ma l'ascoltare.


Quando si va a fare un'ora di adorazione si sa con quali atteggiamenti si entra ma non si sa con quali atteggiamenti si esce; qualche volta possiamo anche andare per protestare nei confronti di Gesù, poi si ascolta Lui che parla attraverso la nostra coscienza e scombussola i nostri piani (Is.55,6-9).

Noi abbiamo bisogno di conoscere il pensiero di Dio, dobbiamo conoscere il suo pensiero sul significato della vita, sul significato degli anni che ci restano da vivere. Oggi siamo bombardati dallo stile di vita corrente, allergico al pensiero di Dio, e viviamo giorno dopo giorno senza dare senso a quello che facciamo


Il Valore dell’Adorazione


E' qui che si innesta il valore dell'Adorazione eucaristica che non è un monologo che io faccio dinanzi a Dio, ma è un dialogo dove io sono colui che ascolta e il Signore è Colui che parla. Quando non si è abituati è necessario un libro: il Vangelo ed in particolare quello di S. Giovanni. Il significato vero dell'adorazione non è un nostro parlare a Dio e neanche un guardare; adorare è lasciarci trafiggere il cuore da Gesù, lasciarci giudicare da Lui, lasciarci parlare da Lui (salmo39); se c'è una domanda da fargli è proprio:” fammi conoscere le vie della vita”.

C'è una tentazione da evitare nel concepire l'ora di adorazione ed è il concepirla come un'ora di evasione dalla realtà, dal mondo,dalle nostre responsabilità. Non è un'ora che nasce dal desiderio di evasione, dal desiderio di liberarsi da tutto ciò che dà fastidio nella vita. Dovrebbe essere invece un bisogno di stare con il Signore, un'ora per pensare e meditare.

“L'Ora di Gesù” ha una risonanza antropologica
perché ci serve per recuperare il meglio di noi stessi.

La ragione dell'”Ora di Gesù” sta nel porre Gesù al centro della nostra vita, della nostra storia, avere la possibilità che Lui parli a noi.
Nei libri di ascetica si scrive che chi stava in contemplazione andava in estasi (come persone non realiste). Estasi è una parola che va presa sul serio. “Ekstasis” vuol dire uscire da sé per stare in Dio; questo senso è per tutte le persone che stanno in adorazione, che escono dalle proprie convinzioni, escono dal credersi importanti, dal credere nel proprio io ; è uscire da sé e porre in noi Dio, porre la nostra vita in Dio.


“L'Ora di Gesù” è un salutare correttivo per valutare tutto secondo Dio

e riconoscere che Gesù è il Signore. Il fatto che Gesù è veramente il Signore non significa che la nostra vita con Lui non può conoscere anche momenti di tribolazione, di difficoltà, di sofferenze(Mc. 4,35-41). Questo vuol dire che anche quando siamo con il Signore può venire la tempesta.

Non bisogna pensare a “L'Ora di Gesù” come a una specie di panacea che ci libera da tutte le difficoltà;il Signore non ha promesso a chi è con Lui la vita spensierata; Gesù dice che chi ha la possibilità di vivere con Lui ha la pace del cuore, che gli dà la capacità di vivere e di superare ogni difficoltà e ogni tribolazione.

“L'Ora di Gesù” per riscoprire la centralità di Cristo nella vita della Chiesa, per poter ascoltare ciò che il Signore dice a noi, non come alibi per sfuggire alle proprie responsabilità, non come espressione di paura, di evasione da tutto ciò che ci circonda. Ma “Ora di Gesù” per poter stare con Lui per riaffermare un'amicizia secolare, per poter vivere una vita cristiana come adulti mettendosi alla Sua sequela, seguire Gesù che ci ha dato un esempio che noi siamo chiamati ad imitare. Da qui la necessità di far riferimento a Lui nella nostra vita personale.

Avere la mentalità di fede significa non lasciarsi condizionare dalla moda del tempo, dalla cultura dell'ambiente; vuol dire invece impostare la vita secondo il progetto di Dio e per questo dobbiamo conoscere il Vangelo.

“L'Ora di Gesù” può risultare benefica
non solo per noi ma anche
per la nostra diocesi, anzi per il mondo intero.

Quest' “Ora di Gesù” ha una valenza che va al di là di quello che può essere la preghiera; ha un valore importante perché ci fa capire quello che pensa di noi il Signore; ci fa ricordare che noi non possiamo perdere il contatto con l'Eucarestia, perché si fa usare da noi per entrare in Lui.

Anche spiritualmente non dobbiamo essere egoisti, ma pregare per tutti i problemi del mondo, pregare come Mosè (Es. 16,17). Finché ci sono nel mondo persone che pregano il bene prevale sul male. Nella preghiera la nostra personalità viene particolarmente affermata perché è propria dell'uomo avere la possibilità di dialogare non solo con gli uomini ma anche con Dio.

La preghiera è un affare da adulti non da bambini, mai l'uomo afferma pienamente se stesso come quando parla a tu per tu con Dio. Pregare significa compiere un'azione che migliora la qualità della vita umana e cristiana, pregare significa progredire nella carità e nell'amore: amore che unisce questo gruppo, l' “Ora di Gesù”, che dovrà essere nel mondo il seme di Dio.

L'Eucaristia è il segno sacramentale

efficace, di quella portata straordinariamente unica per le sorti religiose dell'umanità che Gesù ha realizzato nel corso della sua vita mediante la sua morte, la sua resurrezione. Per cui quando io mi pongo di fronte alla S. Eucarestia è come se, sotto il segno di quell'Ostia Santa, io mi trovassi di fronte a tutta l'umanità di Gesù, a tutta la sua storia, a tutta la sua vicenda, mi trovassi di fronte, realmente, ai momenti culminanti della sua vita.

l'Ora di Gesù in adorazione Dunque l'Eucaristia non come una cosa sacra, è poco dire che l'Eucaristia è una realtà sacra, bisogna dire che l'Eucaristia è il segno di una storia santa che Dio ha vissuto con noi e che ha il suo momento culmine nella persona di Gesù, che è vivente in mezzo a noi in corpo, sangue, anima e divinità. Quindi quell'Ostia Santa evoca in me tutta la vicenda dell'alleanza tra Dio e l'umanità, promessa dai profeti e realizzata da Gesù, e che continua ad essere applicata a noi attraverso la nostra vicenda umana, attraverso la nostra vicenda religiosa.

Sarebbe quindi interessante da questo punto di vista che la vostra associazione, denominata “L'Ora di Gesù”, prendesse in considerazione tutti quei luoghi del Vangelo secondo Giovanni in cui Gesù parla della sua Ora, li approfondisse in modo tale da capire bene l'identità della propria denominazione. Si può però dare alla vostra associazione, “L'Ora di Gesù”, un'altra spiegazione, con riferimento non più alla persona di Gesù vivente, sacramentalmente presente, ma con riferimento a quello che voi fate per Lui.

Allora “Ora di Gesù” significa quel tempo cronologicamente costituito da sessanta minuti, più o meno, quel tempo che nella vostra vita ritenete essere esclusivamente riservato a Lui, “Ora di Gesù” per indicare un tempo, un'ora riservata a Lui, sottratto ad altre occupazioni pur legittime, sottratto ad altri impegni pur doverosi, ma dedicato esclusivamente a Lui, come risposta al tempo e allo spazio che Dio ha offerto a noi mediante Gesù.

“In Cristo Gesù tuo Figlio, Tu o Dio hai trovato tempo e spazio per noi, ci hai dato tutto, ci hai detto tutto, fa che per la tua misericordia,noi troviamo spazio e tempo per Te. Fa che possiamo accogliere con gratitudine ciò che ci hai dato e possiamo riscoprire con gioia ciò che hai detto”.

“L'Ora di Gesù” è l'ora riservata a Lui, un tempo determinato della nostra vita che noi liberamente dedichiamo alla contemplazione di ciò che Gesù ci ha dato, alla contemplazione, all'ascolto di ciò che Gesù ci ha detto. E vale proprio la pena dedicare un po' di tempo a Gesù, in considerazione di quello che Egli è per noi: il Salvatore, il nostro Redentore, Colui nelle cui parole c'è la verità della nostra vita; vale proprio la pena dedicare una parte del nostro tempo per ascoltare ciò che Egli ci ha detto, per scoprire quello che Egli ci ha dato.

Questa seconda osservazione fa capire che, quando ci poniamo di fronte all'Eucaristia in quel tempo dedicato a Lui, tutto sommato la nostra posizione non è quella di coloro che si devono preoccupare molto di dire parecchie parole; ma la nostra preoccupazione deve essere quella di aprire il nostro cuore all'ascolto di ciò che Egli dice a noi.

Ora voglio parlare dell' “Ora di Gesù” da questo secondo punto di vista, cioè come tempo particolare della giornata sottratto ad altre vicende, pur legittime, e dedicato unicamente alla preghiera, alla contemplazione, all'adorazione verso il Signore Gesù, segno sacramentale di ciò che Dio ha fatto per noi mediante la sua persona. Vorrei che noi approfondissimo, e io vorrei contribuire a valorizzare questo momento, e a valorizzarlo non soltanto come momento religioso importante per la storia individuale di ciascuno di voi, che è membro di questa associazione, ma ad utilizzare questo momento importante che voi dedicate a Gesù, come fatto pastoralmente significativo, apostolicamente fecondo, starei per dire come esperienza missionaria, come esperienza di solidarietà, forte con tutta la Chiesa e con i bisogni particolari di essa.

Tra tutti i battezzati c'è un vincolo di comunione, tra tutti i santi c'è un rapporto di carità comunionale, che fa dunque della Chiesa l'essere una comunione, comunione profonda. E' propria della Chiesa questa specificità, è proprio della Chiesa l'essere una realtà che è in comunicazione profonda tra il cielo e la terra; c'è una comunicazione profonda tra la Chiesa che è sulla terra- tra noi- e la Chiesa che è nel cielo, e i Santi che vivono presso la gloria di Dio, e c'è una comunicazione tra noi, che siamo sulla terra, e coloro che nel purgatorio aspettano ancora di essere sufficientemente purificati per poter accedere alla gloria piena di Dio. E considerando la Chiesa nostra, la Chiesa terrestre, dicendo che la Chiesa è comunione dei santi, vuol dire che tra noi che siamo qui questa sera per approfondire la nostra identità cristiana e i cristiani, i battezzati, i santi che sono in tutto il resto del mondo, c'è un rapporto davvero di solidarietà profonda, c'è un rapporto comunionale straordinario.

La Chiesa è questa circolarità stupenda di comunione, è un organismo le cui parti sono tra loro associate, rapportate le une alle altre perché c'è una stessa linfa che attraversa tutte le parti, e questa linfa vitale che è presente in tutte le parti dell'organismo ecclesiale è la carità di Dio, è l'amore di Dio, è lo Spirito Santo. Questa comunione, non è soltanto un fatto che lega tra loro persone che sono geograficamente distanti, ma un fatto che lega tra loro anche persone che appartengono a generazioni diverse.

Quando voi pregate nella vostra “Ora” dinanzi all'Eucaristia, in considerazione del fatto che la Chiesa è comunione dei santi, voi potreste vivere questo momento nella piena consapevolezza di questa identità e dare quindi alla vostra preghiera un contributo decisivo per la vita della Chiesa, per la missione della Chiesa, per l'apostolato della Chiesa. Con la preghiera che voi vivete dinanzi a Gesù Eucaristia, in altri termini, non arricchite soltanto la vostra vita personale, ma arricchite anche la vita di tutta la Chiesa; non consentite soltanto alla vostra identità personale di essere attraversata dall'amore di Dio, ma attraverso la presenza in voi dell'amore di Dio, lo stesso amore di Dio si diffonde, mediante voi, attraverso tutto l'organismo della Chiesa, attraverso tutti gli altri componenti: ecco la vita della Chiesa.

Questo avviene sempre, anche se voi, ed è legittimo farlo, trascorrete la vostra “Ora di Gesù” pensando ai vostri problemi personali, ed è legittimo e doveroso farlo, perchè la vita spirituale è una vita personale; la vita di santità è una vita fortemente caratterizzata dalla individualità del soggetto; intendo dire che, come Dio non ci crea in serie, così i santi non vengono fatti in serie; i prodotti del mercato sono fatti in serie, ma il prodotto della santità è un prodotto fortemente personalizzato.


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Dimensione ecclesiale

La proposta che voglio farvi questa sera qual'è? E' quella di dare alla vostra “Ora” che vivete con Gesù, non soltanto un carattere personale, individuale, pur legittimo come ho detto, e doveroso, ma dare al vostro dialogo con Gesù, una dimensione direi ecclesiale esplicita. Esplicita perché questa dimensione ecclesiale vorrei che fosse oggetto di consapevolezza riflessa in ciascuno di voi, vorrei cioè che voi foste davvero consapevoli, quando vi riunite in preghiera che la vostra preghiera dinanzi a Gesù Sacramentato è una preghiera i cui benefici vanno sull'intera vita della Chiesa.

Ma vorrei anche che l'oggetto del dialogo, Gesù e ciascuno di voi, sia un dialogo che abbia appunto per interesse i problemi specifici che sono propri della missione della Chiesa in quanto tale.

Così facendo la vostra ora di adorazione eucaristica, la vostra ora di contemplazione diventa un'ora missionaria, un'ora di apostolato, e di un apostolato fecondo, molto più fecondo di quelle forme di apostolato nelle quali la dimensione umana è fortemente presente, ma dove forse è assente l'azione di Dio. Molte volte si pensa che l'apostolato sia soltanto quello che noi, come preti, come vescovi, come gruppi svolgiamo con le nostre iniziative, con le nostre proposte; apostolato è anche, e direi sopratutto, l'azione che lo Spirito Santo compie attraverso noi. E allora diventa davvero importante che la preghiera vissuta, l'esperienza avuta con il Signore, sia un'esperienza tematicamente centrata proprio sulla vita della Chiesa, sui grandi temi della vita della Chiesa, sui grandi temi della vita della Chiesa e della missione della Chiesa. Così facendo, la vostra “Ora” non è un momento di preghiera o di contemplazione, distinto o opposto all'azione, ma diventa davvero un'azione di apostolato.

Quali sono i temi di interesse ecclesiale vivo, su cui in modo privilegiato il vostro incontro con il Signore dovrebbe tematizzare? Pregare per l'unità della Chiesa. Tenete presente che Gesù parla della sua Ora, l'ultima delle citazioni che vi ho dato(Gv.17,1), quando rivolge a Dio quella preghiera, che noi siamo soliti chiamare “preghiera sacerdotale”, con la quale Egli invita i suoi discepoli, anche noi quindi, di pregare e di operare perché tutti i cristiani siano una cosa sola:”Come Tu, Padre, sei in me ed io in te, fa che essi siano una cosa sola, santificali nella verità”. Questa preghiera sacerdotale di Gesù, che l'evangelista Giovanni ci ha consegnato nel cap.17 del suo Vangelo, dovrebbe essere uno dei contenuti fondamentali di questo momento privilegiato che voi vivete al cospetto del Signore, perché è la cosa di cui oggi noi sentiamo fortemente bisogno.


La Chiesa e il volto di Gesù

Siamo dei cristiani abituati a riflettere, abituati anche a non scandalizzarci, non possiamo meravigliarci se, in duemila anni di storia, sul cammino della Chiesa si sia potuto accumulare della polvere, polvere dell'umanità, la polvere delle nostre fragilità, la polvere delle nostre debolezze, la polvere dei nostri peccati. Togliere questa polvere e far sì che la Chiesa risplenda di perenne giovinezza è possibile soltanto se noi teniamo presente questa esigenza: che la Chiesa abbia un modello, come punto di riferimento, il volto di Gesù: “ciò che Egli ci ha detto, ciò che Egli ci ha dato”.

Sono un po' alcuni temi di interesse ecclesiale universale che devono essere oggetto particolare in quell'Ora benedetta, perché quella preghiera che voi vivete non sia soltanto un pur legittimo, utile, fecondo rapporto interpersonale, ma sia anche un fatto apostolico di rilevante valore.
Voglio terminare con l'esprimere, non soltanto le mie congratulazioni, voglio terminare incoraggiandovi in quest'opera davvero straordinaria. Sono passati diversi anni da quando è stato costituito questo gruppo, questa associazione alla quale abbiamo dato anche una mini valenza giuridica; abbiamo fatto una associazione privata di fedeli perché mi è parso di cogliere in questa istanza proveniente dalla vita concreta di fede, un'esigenza dello Spirito che parla alle nostre coscienze.
La nostra attività apostolica è tanto più feconda quanto meno ostacoli lo Spirito Santo incontra nell'esercizio della sua missione. A volte noi uomini più che favorire l'azione dello Spirito, poniamo ostacoli all'azione dello Spirito Santo. Ponendoci in ascolto della Sua persona noi dichiariamo la nostra piena disponibilità a lasciarci attraversare dalla luce di Cristo, a lasciarci plasmare dalla Sua Grazia redentrice e quindi ad essere strumenti docili nelle sue mani per la realizzazione del suo Regno.
Infine crescete numericamente ma anche qualitativamente a livello di fede.

Mons. Benigno Luigi Papa Arcivescovo emerito in Taranto

loradigesu.it - La Famiglia davanti al SS.Sacramento dalla Diocesi di Taranto